Ecco, va osservato che è in primo luogo la percezione sensoriale ad essere falsata: dallo stesso ambiente ognuno estrapola diversi caratteri sensoriali - in altre parole, ad ognuno 'rimane impresso' qualcosa di differente, e l'analisi si svolge proprio su ciò che 'rimane impresso'.
In secondo luogo, c'è un'eliminazione cosciente di dati che consideriamo secondari o fuorvianti: una volta elaborata una teoria che ci piace, siamo ben disposti a chiudere un occhio sui fattori percepiti che la falsano. Etichettare questi fattori come accidentali li scredita a beneficio della teoria, che a questo punto può essere formalizzata per bene.
L'idea che c'è sotto è che spesso le difficoltà nell'affrontare la fisica non sono solo di natura matematica: i dati di partenza sono soggettivi, e allo stesso modo lo è la teoria che lo scienziato cala sui suoi dati.
La teoria viene poi passata alla comunità scientifica, che non possiam certo definire un eterogeneo campione di umanità: così, in fin dei conti, una teoria fisica si basa su dati soggettivi, ma condivisi grossomodo da più soggetti, che, per essere giunti dove son giunti, son simili ai loro predecessori; così si crea un club chiuso, che ammette solo chi ha una forma mentis simile a quella dei propri membri. Il problema è che, nel passaggio alla matematica, queste umili origini vengono dimenticate, e si pretende di aver trovato una verità assoluta, anziché una - in genere - rispettabilissima opinione.
Nel post della settimana scorsa volevo trasmettere come le teorie armoniche possano essere specchio di una sensazione di perenne non-equilibrio, del non avere un posto nell'universo - infine, dell'insicurezza causata dalla caduta dell'antropocentrismo, riflessa nella caduta del geocentrismo. Questa settimana volevo accennare brevemente ai sistemi non inerziali, poi credo avrò finito e si potrà tornare a parlare di Age of Empires II o di olandesi di dubbia moralità.
La nozione di sistema di riferimento segue banalmente da quella di osservatore: l'origine del sistema sono i suoi occhi, gli assi cartesiani sono dati dalla sua idea di 'sopra-sotto', 'destra-sinistra', 'avanti-indietro'.
Chiamiamo un sistema di riferimento inerziale se sull'osservatore non agiscono forze: risulta allora evidente che non esistono osservatori assolutamente non inerziali, perché, per quanto minuti, avranno una massa, e una massa è sempre attratta da un'altra massa, e dunque ecco una forza. Ma ai fisici piace molto l'idea di un sistema inerziale - dal sistema inerziale si scopre la natura 'vera' delle cose, si osserva senza essere coinvolti.
Conversely, se sull'osservatore agiscono forze il sistema si dice 'non inerziale'. Il collegamento tra i due sistemi è dato dalle cosiddette 'forze apparenti', ovvero le forze che agiscono sull'osservatore non inerziale, e ne falsano la percezione della realtà: un osservatore dentro una lavatrice accesa si sente
Insomma, l'osservatore non inerziale sente una forza su di sé, che lo spinge da in qua e in là; muovendosi, non riesce ad osservare correttamente l'ambiente. L'osservatore obiettivo (inerziale) è ben posato sui suoi piedi e, tra l'altro, può vedere che la forza che agisce sul suo amico non inerziale va nel verso opposto a quello che lui - sempre il non inerziale - percepisce.
Il non inerziale si sente spinto lontano dal centro, in realtà sta venendo spinto verso il centro. Ok, questa è la teoria.
Dov'è il lato umano? Il lato umano è nascosto nel termine 'Forza apparente'. Una forza apparente è una forza illusoria - nel sistema non inerziale è una forza che sembra muovere le cose, quando invece stanno ben ferme, e siamo noi a essere sballottati avanti e indietro.
Dunque, l'illusione: nel sistema non inerziale c'è un illuso, nell'inerziale, dunque, il disilluso: quando l'illuso si sente tirato su dalla propria illusione, il disilluso lo vede precipitare in una delusione; quando l'illuso precipita sulla realtà, il disilluso lo vede risvegliarsi e risalire alla posizione di partenza. Ad un moto ascendente in un sistema ne corrisponde uno discendente nell'altro, e viceversa.
Delle alte aspettative fanno apparire basso un risultato alto, basse aspettative operano al contrario. Soprattutto, l'illusione rende mobile una realtà invece statica - ancora, vedendo una realtà mobile, l'osservatore si muove a sua volta, come ispirato, e nel muoversi turba e illude altri, e insomma così sembra che vada il mondo.
In scienza, preferiamo i disillusi. È un po' per questo che l'immagine dello scienziato cinico ha tanto appeal sulla popolazione.
(ma ci piacciono soprattutto gli illusi di essere disillusi.)
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